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	<title>soluzioni Archivi - Ricercamy</title>
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	<description>Ricercamy è un team di head hunter specializzati nel creare il match perfetto tra candidato e azienda</description>
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		<title>Quello che gli HR dicono di volere da un Head Hunter e la Realtà</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2019 04:49:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I Direttori del Personale, gli HR Manager e i responsabili delle risorse umane hanno spesso un rapporto conflittuale con gli head hunter. E' aumentato il ricorso al loro supporto, perché nonostante le riduzioni dei budget aziendali che hanno portato le aziende a fare meno inserimenti, ma a farne sempre più mirati, la ricerca di profili più validi e skillati è operazione che negli ultimi anni si è fatta davvero complicata.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I Direttori del Personale, gli HR Manager e i responsabili delle risorse umane hanno spesso un rapporto conflittuale con gli head hunter. E&#8217; aumentato il ricorso al loro supporto, perché nonostante le riduzioni dei budget aziendali che hanno portato le aziende a fare meno inserimenti, ma a farne sempre più mirati, la ricerca di profili più validi e skillati è operazione che negli ultimi anni si è fatta davvero complicata.</p>
<p>Quando ti conoscono la prima volta si vantano di essere molto aperti alla collaborazione con il fornitore, di essere disponibili ad essere guidati dallo stesso nella scelta dei talenti. Chiedono di farsi piacevolmente solleticare con novelli Leonardo da Vinci travestiti da neolaureati o da non del tutto sbocciati Einstein nostrani.</p>
<p><strong>A parole naturalmente.</strong></p>
<p>Nel momento in cui si parte con una selezione la job description che ci vene condivisa parla di soft skills, capacità relazionali, capacità di lavorare in team. Poi però le lettere d&#8217;impegno contenenti l&#8217;offerta al candidato prescelto hanno pacchetti retributivi lontani dalla richiesta della persona e che spesso, ahimè, non arrivano neanche ad eguagliare quando percepito ad oggi. &#8220;Sì tanto tra 5 anni avrà uno scatto di livello e l&#8217;orario flessibile&#8221;&#8230;</p>
<p>Non si tratta solo di mera opportunità o di imbarazzanti ingenuità, spesso c&#8217;è la buona volontà ad investire su nuove risorse di potenziale, ma il contesto aziendale non lo permette.</p>
<p>Capisco che chi si occupa di selezione in azienda oggi ha altre mille incombenze che esulano anche da proprio ruolo, ma a volte le incongruenze sono talmente palesi da spingerci e domandarci se certe aziende vogliono veramente far crescere la propria organizzazione o meno.</p>
<p>Capisco che tra agenzie per il lavoro, società di ricerca e selezione e il fai da te spesso non è chiaro quale sia la strada migliore. I risultati devono spesso essere raggiunti per tentativi e i top head hunter sono solo una bella definizione.</p>
<p><strong>Gli HR oggi hanno sempre più bisogno di essere supportati nel processo di ricerca e selezione</strong> dalla consulenza di un partner che abbia una visibilità ampia del mercato e che sappia riconoscerne gli attuali confini al fine di soddisfare tutte le ricerche di personale qualificato che le aziende realmente motivate a crescere devono affrontare sempre in maniera strutturata.</p>
<p>Sia che ci si affidi ad una società di selezione, ad una di executive search, piuttosto che ad un singolo professionista della selezione bisognerebbe in ogni caso fare un vero e proprio atto di fiducia. Chi si occupa di selezione del personale conto terzi come attività principale ha una visione del mercato molto più ampia e al contempo verticale dello stesso referente aziendale. Sente e vede ogni settimana decine e a volte centinaia di persone per le più svariate opportunità di lavoro. Ha un polso del mercato che difficilmente chi lavora in azienda può egualmente sempre avere. Per questi motivi sarebbe veramente utile ad un HR fidarsi di quello che dice il tuo fornitore.</p>
<p>Certo la scelta più complicata che un&#8217;azienda deve fare è la prima, ovvero la<strong> scelta del fornitore giusto</strong>. Ci sono infatti società di selezione migliori ed altre peggiori, non in senso assoluto, rispetto alle esigenze che ogni responsabile della selezione in azienda ha.</p>
<p>Se hai bisogno di un head hunting vero, per bypassare la cronica carenza di risposte agli annunci di un dato profilo che ricerchi, dovrai accertarti non solo che il tuo fornitore conosca il mercato di riferimento, ma che sia in grado di effettuare una vera e propria attività di caccia diretta (magari attraverso chiamate in anonimo) anziché fermarsi ad un primo messaggio su LinkedIn.</p>
<p>Che tu stia cercando un head hunter specializzato in operai piuttosto che in profili it o farmaceutici quello che devi valutare con attenzione è quanto sia in effetti un head hunter innovativo quello che ingaggerai, perché oggi la partita si gioca anche sul modello di ricerca e selezione del personale implementato e sulla tecnologia utilizzata (vedi cloud, Intelligenza Artificiale, machine learning, ecc&#8230;)</p>
<p><strong>L&#8217;head hunter migliore in assoluto?</strong></p>
<p>Forse non esiste, ma questo non vuol dire che non ce ne sia uno più indicato per seguirti al meglio nel soddisfare le esigenze la rapida e precisa definizione delle posizioni lavorative che hai aperte oggi.</p>
<p>Scriveteci ad <strong>amministrazione@ricercamy.com</strong> o compilate la form che trovate in fondo a questa pagina.</p>
<h3>Vittorio Nascimbene</h3>
<h3>Founder &amp; Ceo</h3>
<p>[gravityform id=&#8221;6&#8243; title=&#8221;true&#8221; description=&#8221;true&#8221;]</p>
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		<title>NASCE OGGI IL BLOG DI RICERCAMY.COM DEDICATO AL MONDO DEL LAVORO</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2016 07:53:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sempre attenti alle novità del mondo del lavoro con questo nuovo Blog noi di Ricercamy.com vogliamo offrire ai nostri candidati uno strumento veloce e dinamico finalizzato a scambiare, informazioni, pareri (e perché no?) sogni e speranze all&#8217;interno di un contenitore virtuale dedicato al mondo del lavoro declinato in tutte le sue sfaccettature. Sul nostro Blog troverete [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;">Sempre attenti alle novità del mondo del lavoro con questo nuovo <a href="https://ricercamy.com/blog/">Blog</a> noi di <a href="http://www.ricercamy.com">Ricercamy.com</a> vogliamo offrire ai nostri candidati uno strumento veloce e dinamico finalizzato a scambiare, informazioni, pareri (e perché no?) sogni e speranze all&#8217;interno di un contenitore virtuale dedicato al mondo del lavoro declinato in tutte le sue sfaccettature.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Sul nostro <a href="https://ricercamy.com/blog/">Blog</a> troverete consigli e interessanti spunti di riflessione, ma potrete anche dare il vostro contributo per fare crescere la nostra comunità con l&#8217;obiettivo di aiutare il numero più grande di persone possibile a trovare non &#8220;<em>un lavoro</em>&#8220;, ma il lavoro che permetterà loro di realizzarsi professionalmente e personalmente.</h4>
<h4>Non ci resta che partire e&#8230; partecipate numerosi!</h4>
<h4><strong>Vittorio Nascimbene</strong></h4>
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		<title>Accettare il lavoro sempre e comunque?</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Nov 2012 15:25:38 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;">Il tasso di disoccupazione ha raggiunto i massimi storici dal 2004, molti giovani non sono più così &#8220;giovani&#8221; e la domanda che ci si pome più spesso è se possa essere giusto e positivo chinare la testa a questa crisi, che ci ha completamente investiti, ed accettare di svolgere un lavoro che non è quello che si desidera, mal pagato ma pur sempre un lavoro.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Chi studia e investe tanto sia in termini economici sia di sacrifici per avere la possibilità di percorrere la strada desiderata da sempre, oggi si trova davanti a uno di quei dilemmi quasi impossibili da risolvere, di fronte a un bivio in cui si rimane fermi immobili per giorni infiniti, lasciando che il tempo scorra inesorabile e trascini via con se tutte le nostre energie e tutto il nostro entusiasmo, come se non avessimo mai sognato e sperato.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Ci sono stati diversi studi su cosa possa essere più conveniente, in questo difficile periodo, tra accettare un lavoro qualunque o rimanere disoccupati e sembra che ad avere la meglio sia proprio la seconda possibilità. Infatti uno studio condotto in Australia dall’Hilda ha confermato come la frustrazione derivante da un lavoro brutto e mal pagato possa avere degli effetti devastanti sulle persone che accettano di svolgerlo, anche peggiori dell’essere disoccupati. A risentirne maggiormente sarebbe lo stato psico-fisico dell’individuo con crisi di ansia e forte esaurimento nervoso.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Grande importanza, dunque, viene attribuita alla qualità del lavoro e verrebbe smentita la convinzione per cui qualsiasi attività lavorativa è meglio di niente. Per non parlare di chi sta già svolgendo un lavoro che non gli piace e non è afflitto solo dalla frustrazione ma anche dal dubbio atroce se lasciarlo sia cosa buona e giusta. La paura è di sembrare superficiali, ingrati e stupidi a fare un passo che in questo periodo storico che stiamo vivendo farebbe solo un pazzo. Così dicono.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Il primo pensiero e la prima cosa che oggi si afferma è che il lavoro è un gran privilegio. Qualunque sia l’attività che si va a svolgere, l’importante è avere un lavoro, e non importa del proprio passato, di quanto si sia creduto e si creda ancora nelle proprie capacità e nel proprio entusiasmo.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Beh, permettetemi di dissentire da tutti coloro che affermano questo. Io credo di essere una privilegiata non perché lavoro e basta ma perché faccio quello che mi piace fare, con passione e grande impegno, perché è una di quelle cose a cui aspiravo di arrivare, insieme a tante altre, durante il mio lungo percorso di studi. Se ognuno di noi fosse costretto a svolgere un’attività che non vuole, se il lavoro, che occupa la maggior parte delle nostre giornate e quindi della nostra vita, fosse solo un mezzo per sopravvivere, allora molti di noi non avrebbero la possibilità di essere ciò che vogliono ma solo ciò che capita.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Nessuno dice che sia facile e ognuno di noi deve rendere conto alla propria storia personale e alle proprie esigenze. Ma almeno crediamo e conserviamo il diritto alla libertà di decidere senza essere additati come folli, superficiali o “choosy”.</h3>
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		<title>Gli stipendi in Italia</title>
		<link>https://ricercamy.com/2012/11/gli-stipendi-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ricercamy-staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Nov 2012 13:43:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Circa un anno fa l’Eurostat, Ufficio Statistico Europeo, raccoglieva gli ultimi dati relativi agli stipendi pagati nei vari paesi europei e il risultato mostrava come l’Italia si collocasse agli ultimi posti, addirittura dietro la Spagna e l’Irlanda. Ancora oggi è così. I dati ci dicono inoltre che la retribuzione netta media di un italiano single [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;">Circa un anno fa l’Eurostat, Ufficio Statistico Europeo, raccoglieva gli ultimi dati relativi agli stipendi pagati nei vari paesi europei e il risultato mostrava come l’Italia si collocasse agli ultimi posti, addirittura dietro la Spagna e l’Irlanda. Ancora oggi è così. I dati ci dicono inoltre che la retribuzione netta media di un italiano single senza figli e famiglia è di circa 23.000 euro. La metà di quello che guadagnano mediamente in Germania e in Gran Bretagna. La cosa peggiore è che anche tralasciando lo stato attuale delle cose, accettando con rassegnazione che in Italia si guadagna poco, purtroppo non si può sperare neanche in un miglioramento. Basti pensare che in quattro anni il rialzo è stato solo del 3,3%, mentre in Spagna è stato del 29,4% e in Portogallo del 22%.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Ma qual è il problema? È vero che viviamo anni di profonda crisi, questo è stato detto e ridetto più volte. Durante un’intervista rilasciata sull’uscita del suo ultimo libro, Bruno Vespa ha dichiarato che questa crisi ha raggiunto i livelli della depressione del 1929/30, cosa che guardando il calendario e ricordandoci che siamo nel 2012 è davvero incredibile e lascia molto su cui riflettere.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Soffermandoci a guardare la busta paga risulta chiaro che il divario tra il lordo e il netto percepito è molto pesante. Questo è il segno evidente che in Italia le tassazioni sul lavoro dipendente sono estremamente alte e la colpa non è neanche delle aziende che, al contrario, pagano caro il costo del lavoro. È stato calcolato che le tasse sul lavoro dipendente sono oltre il 50%, una pressione fiscale che ci mette alle strette, con le spalle al muro, che soffoca le speranze anche di chi il proprio lavoro vorrebbe svolgerlo nel migliore dei modi e ad ogni costo.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Gli effetti sono devastanti. Stipendi più bassi conducono a una drastica riduzione dei consumi e i venditori si ritrovano ad alzare i prezzi per non affogare del tutto in questa crisi che però non sembra lasciare spazio e possibilità di rimanere a galla. Inutile ritornare sul fatto che il tasso di disoccupazione è salito alle stelle.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Ma non è solo questo il problema, o per lo meno, non è l’unico grave. Un’Italia in queste condizioni, con così poco da offrire a livello lavorativo, non è un paese in cui gli stranieri verrebbero a lavorare da fuori, e cosa ancor peggiore, mette in fuga gli italiani che studiano e sanno di avere un potenziale da sfruttare e sviluppare.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Chiedete ai neolaureati di adesso cosa vorrebbero fare come primo passo per immettersi nel mondo del lavoro. Andare all’estero.</h3>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>Eleonora Maiorana</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cultura d&#8217;azienda</title>
		<link>https://ricercamy.com/2012/10/cultura-dazienda/</link>
		
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		<pubDate>Mon, 15 Oct 2012 08:34:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sono molte le realtà aziendali, anche di grandi dimensioni, che per poter resistere alle tensioni dei mercati in cui operano devono pensare concretamente a trasformare la propria cultura e le proprie priorità. Il rischio, soprattutto per le strutture più complesse è quello di avere al proprio interno molti segmenti che operano in maniera indipendente gli [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;">Sono molte le realtà aziendali, anche di grandi dimensioni, che per poter resistere alle tensioni dei mercati in cui operano devono pensare concretamente a trasformare la propria cultura e le proprie priorità.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Il rischio, soprattutto per le strutture più complesse è quello di avere al proprio interno molti segmenti che operano in maniera indipendente gli uni dagli altri creando, quindi, situazioni di duplicazione e frammentazione della struttura.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Spesso è necessario un allineamento. Per far questo ci vuole una guida in grado, prima di tutto, di ascoltare le persone e poi di costruire una cultura comune.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Ascoltare chi nelle aziende lavora vuol dire, a volte, avere risposte diverse su quali sono i valori comuni. Però è solo ascondando e cercando di capire ciò che i dipendenti sentono, che è possibile per chi è manager, creare le regole di base dell&#8217;azienda. Ovvero avere un allineamento intenso intorno alla visione, alla missione, ai valori e alle priorità strategiche. Questo di solito è l&#8217;impegno di un Amministratore Delegato.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Quando vengono definiti al meglio i valori di un&#8217;organizzazione, è importante che questi siano fissati nella cultura aziendale attraverso la ripetizione. Secondo il motto latino <em>repetita iuvant</em> (le cose ripetute aiutano), per fissare nella mente di chi nell&#8217;azienda ci lavora non c&#8217;è cosa migliore che ripetere spesso i lavori dell&#8217;organizzazione stessa.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Come dicevamo la guida è importante. Nelle organizzazioni grandi, come in quelle più piccole, è fondamentale la leadership che si esprime nel guidare tutti verso gli obiettivi prefissati.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Ma un&#8217;azienda è fatta di persone e un buon leader deve anche saper scegliere i suoi riporti. Quali sono i valori fondamentali da ricercare? Di certo, in un mondo sempre più basato sulle reti (di relazione, internet, sociali, ecc&#8230;) la dote principale è la <strong>capacità di comunicare</strong>. Anche il più grande genio, calato in un contesto aziendale, se non è in grado di interfacciarsi con i colleghi non avrebbe molte chance di successo. Un capo ha poi bisogno di persone <strong>leali</strong> che lo seguano fedelmente passo passo verso l&#8217;obiettivo. Infine non si può più prescindere dall&#8217;<strong>umiltà</strong>. I grandi ego sono più bravi come solisti che come uomini di team.</h3>
<h3>Insomma guidare un&#8217;azienda verso il futuro non è facile, ma per avere successo bisogna partire dal basso, dalla base e poi puntare in alto.</h3>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>Vittorio Nascimbene</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Quando i figli non seguono le orme del padre</title>
		<link>https://ricercamy.com/2012/09/quando-i-figli-non-seguono-le-orme-del-padre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ricercamy-staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Sep 2012 08:44:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sembra incredibile la fotografia scattata dalla cgia di Mestre sulle imprese familiari italiane. Dallo studio emerge infatti che un&#8217;azienda padronale su due in Italia nei prossimi anni chiuderà perchè le nuove generazioni non vogliono seguire le orme dei padri. Se poi pensiamo che le aziende familiari sono la stragrande maggioranza delle imprese italiane questa ricerca [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;">Sembra incredibile la fotografia scattata dalla cgia di Mestre sulle imprese familiari italiane. Dallo studio emerge infatti che un&#8217;azienda padronale su due in Italia nei prossimi anni chiuderà perchè le nuove generazioni non vogliono seguire le orme dei padri. Se poi pensiamo che le aziende familiari sono la stragrande maggioranza delle imprese italiane questa ricerca assume un valore ancor più significativo.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Non parliamo di qualche realtà sparsa per la nostra nazione bensì di almeno 360 mila aziende su un totale di 721.000 che, a breve, saranno chiamate al passaggio generazionale.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Sembra un paradosso, in un&#8217;epoca in cui il lavoro scarseggia, rifiutare l&#8217;azienda paterna per affrontare l&#8217;ignoto. Cosa spinge i nostri giovani a fare questa scelta? Innanzitutto bisogna dire che il fenomeno riguarda soprattutto le aziende con 2-3 dipendenti al centro-sud Italia. Tali contesti al momento soffrono di scarsa redditività che spinge le nuove generazioni a valutare l&#8217;ipotesi di affacciarsi ad altri paesi con economie più sviluppate, con meno vincoli burocratici e con livelli di tassazione più accettabili.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Tale situazione però non spiega tutto. Di sicuro c&#8217;è una minore propensione delle nuove generazioni al sacrificio. Lo stesso sacrificio che ha decretato il successo dei loro padri nel secondo dopoguerra. C&#8217;è il desiderio, inoltre, di raggiungere titoli di studio più elevati, procastinando quindi il passaggio generazionale.A tutto questo spesso si aggiunge la volontà dei genitori di vedere i propri figli realizzati in altri contesti professionali.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Qualche giovane invece non vede l&#8217;ora di poter portare all&#8217;interno di contesti molto spesso poco votati alla tecnologia, tutte le sue competenze e passioni per trasformare un business locale e limitato, attraverso l&#8217;e-commerce o l&#8217;introduzione di nuovi macchinari più evoluti e flessibili. In base all&#8217;assunto che <em>&#8220;I padri hanno inventato il prodotto, i figli sanno commercializzarlo&#8221;</em>.</h3>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>Vittorio Nascimbene</strong></h3>
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		<title>Aiuto! Soffro di mal d&#8217;ufficio!</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Sep 2012 08:53:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A quanti di voi capita di svegliarsi la mattina e prepararsi per andare in un ufficio dove i colleghi sono insopportabili? E a quanti di loro pensate di stare antipatici? Malgrado molti di voi svolgano un’attività remunerativa e soddisfacente molto spesso accade che andare al lavoro diventa difficile e poco piacevole perché non si riesce [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;">A quanti di voi capita di svegliarsi la mattina e prepararsi per andare in un ufficio dove i colleghi sono insopportabili? E a quanti di loro pensate di stare antipatici?</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Malgrado molti di voi svolgano un’attività remunerativa e soddisfacente molto spesso accade che andare al lavoro diventa difficile e poco piacevole perché non si riesce a instaurare un buon rapporto con i propri colleghi d’ufficio. È un bel problema, perché oltre alla vita privata ciò che ne risente maggiormente è il rendimento lavorativo. Questo è un dato fondamentale soprattutto per chi, a causa del genere di lavoro svolto, è costretto a trascorrere molte ore in ufficio. Si dice che gli amici si possono scegliere ma i colleghi di certo no!</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Tra l’altro sono stati i lavoratori stessi, attraverso un sondaggio, a dichiarare che l’insoddisfazione peggiore sul lavora deriva anche dal fatto di essere inseriti in un contesto sociale poco amichevole, dove le relazioni sono poco gratificanti e non si è capaci di impostare dei rapporti costruttivi.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">È vero che non si può andare d’accordo con tutti e bisogna tener presente che creare dei civili rapporti non implica necessariamente di dover diventare amici. Il lavoro dà la possibilità di entrare in contatto con moltissime persone, diverse tra loro per posizione ricoperta e personalità, e l’interazione con loro ci permette di capire se con qualcuno c’è più feeling, ma è molto difficile, e se tra questi colleghi troviamo un amico dobbiamo ritenerci fortunati.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">E allora come fare a migliorare questo aspetto? Non è così facile come sembra. Oltre alla presenza dentro ognuno di noi dei valori fondamentali di educazione e rispetto per gli altri, all’interno di un’azienda deve essere introdotto il concetto di “cultura organizzativa”, cioè l’insieme di valori, aspettative e credenze che condivisi possono riuscire a tenere unita un’organizzazione e permettere ai lavoratori di collaborare in un clima di serenità e armonia. Ricordiamoci che le aziende che hanno i migliori risultati sono quelle che in cui la propria popolazione avverte maggiormente il coinvolgimento in termini di rispetto e collaborazione.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">E quindi, rispettiamo le altre persone, il loro lavoro, i loro spazi, condividiamo le informazioni e sproniamo anche chi ha difficoltà a lavorare in team a condividere l’idea dello scambio.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Si può guarire dal mal d’ufficio. E non solo. Uno studio approfondito da parte dell’università di Tel Aviv dichiara che un bel clima di rapporto tra i colleghi equivale a una passeggiata, parte di uno stile di vita sano che alza il livello della qualità della vita.</h3>
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		<title>Solidarietà in busta paga</title>
		<link>https://ricercamy.com/2012/09/solidarieta-in-busta-paga/</link>
		
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		<pubDate>Fri, 14 Sep 2012 09:07:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E’ possibile fare beneficenza anche in Italia direttamente dalla propria busta paga. “Payroll giving” è un termine anglosassone che indica il prelievo che il datore di lavoro, in accordo con il lavoratore, fa sulla busta paga di quest’ultimo per donare un importo di solito pari ad un’ora di lavoro da destinare ad una determinata organizzazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;">E’ possibile fare beneficenza anche in Italia direttamente dalla propria busta paga.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">“Payroll giving” è un termine anglosassone che indica il prelievo che il datore di lavoro, in accordo con il lavoratore, fa sulla busta paga di quest’ultimo per donare un importo di solito pari ad un’ora di lavoro da destinare ad una determinata organizzazione no profit.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Tale forma di fund raising ha incontrato il favore dell’agenzia delle entrate che ha confermato la possibilità di detrarre il 19% o in alternativa di ottenere la deducibilità dal reddito Irpef.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Questo fenomeno già presente da anni in diversi paesi europei è arrivato in Italia più recentemente ed ha accelerato la sua diffusione a seguito del tragico terremoto dell’Emilia.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Le aziende vedono di buon occhio tali iniziative e di conseguenza stimolano i dipendenti a metterle in pratica perchè hanno capito che può migliorare l’immagine sociale, i rapporti con la comunità e anche il clima interno.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Il dipendente riscontra, dal suo punto di vista, un’assoluta praticità unita alla volontà di fare del bene a chi ne ha più bisogno e in alcuni casi la soddisfazione di vedere il proprio sforzo economico supportato in egual modo anche dall’azienda stessa.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">L’obiettivo è quello di poter finanziare la maggior parte delle Ong con tale metodologia entro breve tempo.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">A confermare le potenzialità dello strumento troviamo ormai diversi corsi di fund raising che guidano gli aspiranti operatori del settore no profit a conoscere la cultura dei finanziatori, i mercati e le tecnologie, il mutato contesto sociale, politico ed economico.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Perché anche il volontariato più essere un lavoro.</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: justify;">Vittorio Nascimbene</h3>
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		<title>Il colloquio di lavoro &#8211; Ansia da Prestazione?</title>
		<link>https://ricercamy.com/2012/09/il-colloquio-di-lavoro-2/</link>
		
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		<pubDate>Thu, 13 Sep 2012 09:51:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando siamo alla ricerca di un lavoro il nostro primo grande successo arriva nel momento in cui, dopo aver risposto  a un annuncio veniamo chiamati per un colloquio. Il nostro curriculum vitae è fatto bene e noi siamo stati notati. Evviva! E adesso? Da questo momento in poi si scatenano un milione di domande dettate [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;">Quando siamo alla ricerca di un lavoro il nostro primo grande successo arriva nel momento in cui, dopo aver risposto  a un annuncio veniamo chiamati per un colloquio. Il nostro curriculum vitae è fatto bene e noi siamo stati notati. Evviva!</h3>
<h3 style="text-align: justify;">E adesso?</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Da questo momento in poi si scatenano un milione di domande dettate dall’ansia di non riuscire ad affrontare quel momento, di non essere all’altezza, di non essere capaci di dare le giuste risposte.  Fermatevi e rilassatevi perché tanto non esistono delle risposte giuste o sbagliate.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Sicuramente ci si può preparare per un colloquio di lavoro, realizzando una presentazione di sé che sia il più possibile efficace e compatibile con le esigenze di chi incontrerete. È necessario però ricordarsi sempre che il colloquio di lavoro è un momento in cui sia il candidato che l’azienda valutano l’interesse reciproco a una collaborazione.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Al di là delle competenze tecniche presenti all’interno del curriculum e facili da descrivere per chi ne è titolare, oggi purtroppo succede sempre più spesso che il candidato si lasci prendere dalla paura di non superare la prova, sottovaluta se stesso e il proprio ruolo, limitandosi ad una gestione passiva dell’incontro. <strong>Niente di più sbagliato</strong>. La consapevolezza di ciò che si fa e degli obiettivi che si vogliono raggiungere, rappresenta un punto fondamentale per la buona riuscita di un colloquio di lavoro.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Giovane o con una pluriennale esperienza alle spalle la prima cosa da fare è raccogliere tutte le informazioni possibili sull’azienda e sulle competenze ricercate; mantenere la calma e mostrare serenità; ascoltare le domande con grande attenzione e rispondere in modo preciso e senza dilungarsi troppo. Un lavoro utile sarebbe quello di valorizzare le proprie capacità e le proprie esperienze lavorative in relazione alle informazioni raccolte sull’azienda.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">La difficoltà maggiore per molti è quella di essere spontanei e naturali, perché spesso l’ansia ci impedisce di mostrare le nostre vere possibilità e capacità, offrendo l’opportunità a chi invece è meno adatto di noi a ricoprire quel ruolo ma di paure non ne ha. Concentriamoci sul fatto che spontaneità e naturalezza sono strettamente collegate alla propositività e alla motivazione che spinge il giovane a intraprendere i primi passi nel mondo del lavoro e coloro che sono già rodati a cercare altro.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Valori e priorità. E mi raccomando, non parlate di soldi o possibilità di carriera! A meno che non vi venga chiesto dal vostro interlocutore. E soprattutto non fatevi trovare impreparati quando vi chiederanno se avete qualche domanda da fare. Mostrate curiosità ed entusiasmo. D’altra parte possedere un po’ di queste caratteristiche sarà di certo utile non solo per il lavoro ma anche per la vita!</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: justify;">Eleonora Maiorana</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ricercamy.com/2012/09/il-colloquio-di-lavoro-2/">Il colloquio di lavoro &#8211; Ansia da Prestazione?</a> proviene da <a href="https://ricercamy.com">Ricercamy</a>.</p>
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