Realtà Virtuale VS Realtà Aumentata dentro nuovi contesti professionali

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Come ben sappiamo, la pandemia ha avuto un forte impatto sull’utilizzo e l’implementazione di tecnologie e strumenti digitali in tutti gli ambienti lavorativi e personali.  Tecnologie immersive già esistenti che facevano fatica a trovare un’adeguata fruibilità e adesione del pubblico hanno finalmente trovato terreno fertile. I visori di realtà virtuale, durante il primo periodo del Covid19, erano praticamente introvabili e le app di realtà aumentata in crescita esponenziale.

Nello scenario attuale quindi assume un’importanza sempre crescente la famiglia delle tecnologie di Realtà Estesa (Extended Reality) che comprende vari metodi per ampliare la visione del mondo reale permettendo la visione di diverse tipologie di ambienti virtuali.

In relazione a questo, fino a pochi anni fa erano state formalizzate quattro categorie di ambienti a Realtà Estesa:

Realtà Aumentata (AR – Augmented Reality)

Virtualità Aumentata (AV – Augmented Virtuality)

Realtà Mista (MR – Mixed Reality)

Realtà Virtuale (VR -Virtual Reality)

Nella foto qui sotto, vediamo il continuum di modalità, per rappresentare uno spettro di situazioni che spaziano dall’ambiente reale all’ambiente virtuale, che viene rappresentato nel diagramma di Milgram, che schematizza la progressione tra rappresentazione reale e virtuale:

C’è da dire però che attualmente questo schema risulta superato perché la virtualità aumentata è stata inglobata nella realtà mista, o ibrida, come si preferisce dire oggi nella ‘augmented reality’, l’utente è posizionato in un ambiente reale che viene arricchito da dati virtuali, ma la realtà ha un ruolo predominante rispetto ai dati virtuali aggiuntivi.

Nella ‘augmented virtuality’ l’utente è posizionato in un ambiente virtuale, ma interagisce anche con dati reali. I dati virtuali sono predominanti, mentre i dati reali possono essere utilizzati nell’ambiente virtuale a seconda delle richieste di chi sta utilizzando il sistema.

Nella realtà mista/ibrida l’utente si muove in un ambiente dove coesistono dati reali e virtuali. Mentre nella realtà virtuale i dati reali sono completamente sostituiti da quelli virtuali. Se la realtà aumentata mira ad arricchire la realtà di informazioni utili per l’espletamento di compiti complessi, la realtà virtuale mira a sostituire il mondo reale con uno simulato.

Realtà Aumentata VS Realtà Virtuale

Per dare maggior chiarezza a riguardo, proviamo a spiegare la differenza che esiste tra le due, anche per capire in che modo e in che contesto queste realtà possono essere applicate.

Realtà Aumentata (Augmented Reality – AR)

La realtà aumentata è una visione diretta o indiretta dell’ambiente reale i cui elementi sono amplificati o aumentati utilizzando audio, video, grafica, o dati GPS, per ottenere una realtà mista sovrapponendo alla realtà percepita dal soggetto una realtà virtuale generata dal computer, in cui la percezione del mondo dell’utilizzatore viene ‘aumentata’ da oggetti virtuali che forniscono informazioni supplementari sull’ambiente reale.

A differenza della VR, la AR si usa quando l’obiettivo è integrare la percezione dell’utente di un mondo reale attraverso l’aggiunta di oggetti virtuali.

Per le applicazioni basate sulla AR sono utilizzati diversi tipi di dispositivi tra cui i dispositivi mobili (smartphone e tablet).

Inoltre le applicazioni AR utilizzano la telecamera del dispositivo mobile per acquisire il mondo reale e sono in grado, a partire dalle immagini riprese, di riconoscere gli oggetti o le componenti inquadrate associando l’ambiente fisico con la sua controparte virtuale sotto forma di un gemello digitale (digital twin) e fanno apparire sullo schermo oggetti virtuali, informazioni supplementari, misurazioni e dati sovrapposti alle immagini reali, ‘aumentando’ così la realtà.

Tra gli strumenti utilizzati abbiamo gli occhiali, visori e caschi per AR. I visori (smart glasses) e i caschi (headset) per AR, contrariamente a quelli per VR, non immergono gli utenti in un ambiente completamente virtuale, ma si limitano ad aggiungere oggetti virtuali al mondo reale. Gli ‘head mounted display’ indossati dagli operatori rendono possibile l’immediata visualizzazione di informazioni riguardanti i componenti presenti nella postazione di lavoro, indicano come vanno assemblati e verificano che il prodotto sia assemblato correttamente, intervenendo con segnali di avviso sullo schermo del visore in caso di difformità.

Realtà Virtuale (Virtual Reality – VA)

La realtà virtuale è la capacità di ingannare i nostri sensi con un ambiente, appunto, virtuale generato dai computer, solitamente questi ambienti generati da programmazione sono location che possiamo esplorare e scoprire.

La VR sostituisce il mondo reale con un mondo assolutamente artificiale generato dal computer e non permette all’utente, immerso nell’ambiente fittizio, la visione dello spazio che lo circonda; La Realtà Virtuale è nata come tecnologia dedicata all’intrattenimento nel mondo consumer, ma ultimamente è entrata nell’ambito industriale per supportare le fasi di progettazione e di addestramento professionale.

Quando si parla di Realtà Virtuale (VR) si parla di una tecnologia in grado di trasportarti in una realtà diversa da quella che stiamo vivendo. Questo si fa utilizzando visiere, che se indossate sono in grado di isolarti dal mondo e portarti altrove; un esempio concreto è quello di vivere un’esperienza, come una passeggiata in montagna o una visita in azienda, insieme a chi la vive ogni giorno.

La realtà virtuale ha possibilità infinite. Puoi infatti muoverti e guardare in ogni direzione – su, giù, di lato e dietro di te, come se fossi fisicamente lì. Questa tecnologia può teletrasportarsi in ambienti reali, ripresi da telecamere a 360 gradi, oppure in ambienti completamente ricostruiti, grazie all’utilizzo della grafica 3D.

Realtà Mista (Mixed Reality – MR)

La Realtà Mista, evoluta negli ultimi anni in Hybrid Reality, è la fusione di ambienti reali e virtuali per creare nuovi ambienti e scenari.

In questo ambiente, esistono e possono interagire in tempo reale entità digitali e reali; e in questo senso oggi il suo raggio d’azione ingloba anche la ‘virtualità aumentata’ che in precedenza, a livello teorico, era stata formalizzata come indipendente.

Un esempio di realtà mista/ibrida può essere quello di un operatore che utilizza un’applicazione immersiva di realtà virtuale tramite un casco o un visore che lo isolano dall’ambiente fisico. Grazie a questo può essere monitorato e guidato per evitare che inciampi o vada a sbattere contro oggetti dell’ambiente fisico.

Per la mixed reality possono essere utilizzati diversi dispositivi come:

dispositivi olografici: caschi con lenti trasparenti che permettono di vedere l’ambiente circostante, mentre gli oggetti virtuali sono generati tramite ologrammi.

– dispositivi immersivi: caschi con lenti che bloccano completamente la visione del mondo reale, come i caschi per VR, ma sono dotati di telecamere per monitorare il mondo reale.

Nascita di nuove figure professionali legate alla Realtà mista virtuale e Aumentata

Al momento non è facile per le aziende reperire personale qualificato in questo campo. Infatti, secondo un report del Capgemini Research Institute, l’82% delle società che già utilizza soluzioni di Realtà Aumentata e Realtà Virtuale avrebbe registrato benefici per i processi di business, ma la carenza di personale qualificato in queste tecnologie e l’immaturità delle infrastrutture di back end avrebbe limitato gli investimenti.

In questo scenario di cambiamento e di continui impulsi tecnologici è necessario conoscere e sapersi adattare alle nuove tendenze che regolano il mercato del lavoro. Noi di Ricercamy, società di head hunter rivoluzionario e dinamico, nato nel marzo 2012, si è, sin dalla sua nascita, impegnato ad introdurre nel mondo della Ricerca e Selezione elementi di innovazione che migliorassero la redemption delle attività di Recruiting.

A livello di Selezione, infatti siamo esperti nella ricerca e nel reperimento di profili in ambito diverso e orientato soprattutto in contesti informatici. Abbiamo gestito processi di selezione in contesti di Realtà mista, esplorando nuove figure professionali che stanno prendendo il sopravvento in contesti diversi, portando ottimi risultati per i nostri clienti. 

Inoltre, secondo uno studio di Linkedin, il 75% dei talenti è passivo e sta già lavorando, non dedicandosi proattivamente alla ricerca di nuove opportunità professionali. Solo il 25% di essi si interessa con più costanza alla ricerca attiva di nuove offerte di lavoro. Di conseguenza investire il budget aziendale in abbonamenti e/o offerte di piattaforme di job posting sicuramente non può essere la sola soluzione efficace o quantomeno non potrà essere l’unica.

E’ necessario adottare una metodologia che permetta di arrivare ai migliori candidati: le chiamate di caccia (o Head Hunting che dir si voglia)!

E’ così che i nostri head hunter specializzati trovano personale qualificato per i nostri clienti.

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Martina Frangiolini

Consulente HR

Ricercamy