LE AZIENDE LICENZIANO MA USANO SEMPRE PIU’ L’HEAD HUNTING

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E’ sotto gli occhi di tutti la crisi che sta ancora colpendo buona parte dell’economia tradizionale del nostro paese. Recenti notizie raccontano delle grandi difficoltà degli istituti di credito che hanno come principale conseguenza la netta riduzione dei posti di lavoro.

Lo stesso fenomeno avviene con elevata frequenza in altri settori, quali automotive, call center, telecomunicazioni (es: Sky Italia ha da poco annunciato la chiusura della sede romana).

A contribuire all’aumento del numero di coloro che perdono il lavoro c’è anche l’inarrestabile sviluppo della tecnologia. Alcune mansioni sono ad oggi sempre più sostituibili da software.

I primi tentativi di affidare alle macchine lo svolgimento di attività complesse fino ad oggi gestite esclusivamente da esseri umani sta dando esiti molto positivi. L’esponenziale miglioramento dei risultati, farà aumentare il numero di coloro che dovranno rivedere la loro professionalità per essere ancora competitivi sul mercato.

In questo scenario le aziende, sebbene da un lato si trovino a dover ridurre a volte anche drasticamente il numero dei loro dipendenti, dall’altro hanno crescenti esigenze di selezione di profili sempre più particolari e sempre più complessi. Tali esigenze non sempre possono essere più seguite in toto da figure dedicate alla selezione presenti all’interno delle realtà stesse. Per vari motivi: mancanza di know how, di visibilità del mercato del lavoro, ma anche per l’impossibilità di riconoscere le migliori professionalità che contribuirebbero ad una crescita dei risultati aziendali.

Per questo sempre più spesso le aziende ritengono indispensabile affidarsi a società di ricerca e selezione per reperire profili molto skillati, non solo difficili da selezionare da un punto di vista delle competenze tecniche, ma anche -data la scarsità degli stessi sul mercato-  in generale difficili da reperire.

Affidarsi però ad un classico player della ricerca e selezione del personale anche se multinazionale e dal brand prestigioso, non è sempre garanzia di risultato. Ciò perché sempre più spesso le società di ricerca e selezione hanno selezionatori molto giovani e si basano più sul proprio database che su una vera e propria caccia diretta rivolta ai competitor del proprio cliente. I motivi sono vari: in primis il tempo, ma soprattutto per i costi che un’attività di head hunting comporta. In questo modo però è comunque molto complicato e talvolta oneroso individuare il profilo migliore volto a soddisfare le esigenze delle aziende clienti e pertanto spesso è necessario ripiegare su candidature non perfettamente in linea per sopraggiunti limiti di tempo per inserire la figura all’interno dell’organigramma.

E’ per queste motivazioni che il ricorso alle società di Head Hunting da parte di aziende di tutte le dimensioni è una tendenza in continua ed esponenziale crescita.

L’attività di head hunting fatta con una metodologia rigorosa è in grado di mappare l’intero mercato relativamente al profilo d’interesse dell’azienda cliente con tempi estremamente contenuti (non è necessario aspettare la candidatura giusta in risposta all’annuncio, ma si va a chiamare direttamente il profilo di nostro interesse) e un’assoluta precisione rispetto alle capacità tecniche ed alle soft skills.

Per approfondimenti leggete qui.

Vittorio Nascimbene