IL LAVORO CHE RITORNA

Il Ministero del Lavoro ha presentato il primo quaderno di monitoraggio e valutazione delle riforme che riguardano il mercato del lavoro, così come era stato previsto dalla legge 92/2012.

Attraverso le analisi di ISTAT, INPS e Ministero del Lavoro, lo studio analizza e confronta i dati su di un arco temporale quinquennale che è stato caratterizzato da significanti cambiamenti concernenti il lavoro. Lo scopo di questa pubblicazione – e delle prossime che ne seguiranno – è individuare le tipologie di interventi più efficaci per rispondere alle esigenze delle aziende e allo stesso tempo ridurre l’instabilità lavorativa, in particolare, delle generazioni più giovani.

Alla luce delle novità introdotte dal Job Acts e grazie alla faticosa ripresa dell’economia nazionale, il mercato del lavoro ha ricevuto una spinta che non si registrava da oltre otto anni.

Due le leve su cui le novità normative di questo biennio hanno concentrato le energie: da una parte l’agevolazione contributiva per i primi anni dall’assunzione, dall’altra la semplificazione nei casi di recesso.

Per quanto riguarda gli incentivi messi in campo a favore delle assunzioni a tempo indeterminato, i dati raccolti sulla misura prevista per il 2015 e riproposta – seppur ridotta – per il 2016, evidenziano un incoraggiante aumento dell’occupazione stabile.

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La spinta fornita da questi incentivi contributivi punta i riflettori sul costo del lavoro: le aziende hanno la necessità di risparmiare per essere più competitive.

Sono soprattutto le micro e piccole imprese, ritratto del tessuto economico che caratterizza il nostro paese, ad aver usufruito delle novità introdotte con settori – come quello del terziario- in cui si è ricorso alle agevolazioni per oltre il 70% delle assunzioni/trasformazioni a tempo indeterminato effettuate nel 2015.

Secondo l’ultima rilevazione ISTAT, anche per il secondo trimestre del 2016 sono stati registrati incoraggianti aumenti dell’occupazione, al netto dei picchi stagionali; a livello territoriale il dato più incoraggiante arriva dal Mezzogiorno (+1,4%) in confronto al Centro (+0,8%) e al Nord (+0,6%). In generale il tasso di occupazione è salito di 0,5 punti, soprattutto per i 15-34enni (+0,8 punti) e per i 50-64enni (+0,6 punti).

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Dati incoraggianti quindi, che secondo le stime rischiano però di arenarsi quando nel 2017 e nel 2018 termineranno rispettivamente gli incentivi introdotti dalle ultime due Leggi di Stabilità.

Lo stesso INPS smorza gli entusiasmi annunciando che dai primi controlli effettuati oltre 700 aziende hanno irregolarmente fruito degli sgravi contributivi, senza averne diritto.

Quindi il lavoro è aumentato davvero, oppure i dati del quaderno di monitoraggio rilevano solo una bolla occupazionale?

La risposta lascia spazio alla prevedibilità o all’imprevedibilità, a seconda dell’opinione politica e tecnica di ciascuno, di certo però gran parte delle responsabilità è rimessa nelle mani di chi il lavoro lo fa ogni giorno: le aziende e i lavoratori.

Lorenza Margherita