3 Motivi per i quali non aumenta l’occupazione a tempo indeterminato

jobA maggio, da quanto si evince dalle comunicazioni obbligatorie pubblicate dal Ministero del Lavoro, si registra un saldo occupazionale positivo. Più di 178.000 nuovi contratti soprattutto a tempo determinato con un dato positivo di 145.900 assunzioni (saldo tra attivazioni e cessazioni). In effetti però se si analizza nello specifico il dato delle assunzioni a tempo indeterminato si scopre che sono solo 1610 i nuovi contratti (al netto delle trasformazioni).

Di sicuro, da addetto ai lavori, posso dire che sia l’esonero dei contributi previdenziali per un massimo di 8.060€ all’anno per tre anni che le tutele crescenti dovrebbero rappresentare per ogni datore di lavoro un forte incentivo ad assumente a tempo indeterminato.

E quindi perché le aziende non preferiscono il più stabile dei contratti di lavoro?

1) Perché prima di tutto alle aziende ancora oggi manca la prospettiva di una crescita costante. I timidi segnali di una ripresa dell’economia non sono ancora tali. Non basta un “più zero virgola…” a far spingere sugli investimenti, servono interventi strutturali che ancora non si sono visti.

2) Perché l’apprendistato (che non dimentichiamo è assimilabile ad un contratto a tempo indeterminato), dal quale potrebbero passare molte nuove assunzioni, pensa solo il 2,5% delle nuove attivazioni in quanto piuttosto complicato da redigere contrattualmente e con l’aggravio di una impegnativa formazione sia interna che esterna all’azienda.

3) Perché purtroppo la disoccupazione giovanile ha ridici molto profonde legate spesso a tratti tipicamente italiani: famiglie iperprotettive, sistema scolastico arretrato e lontano dalle esigenze delle imprese, giovani carenti nella maggior parte delle soft skills (problem solving, proattività, capacità di team working, ecc…)

Questi sono alcuni dei principali problemi che affliggono il nostro mercato del lavoro e non permettono un aumento delle opportunità stabili.

Il mondo sta cambiando molto velocemente e di conseguenza anche  le imprese devono adeguarsi per sopravvivere.

Pertanto è ancora lungo il cammino verso una netta ripresa dei contratti a tempo indeterminato e, diciamocelo senza pudori, è assolutamente improbabile ritornare ai livelli occupazionali pre-crisi.

 

Vittorio Nascimbene