La Cina è vicina?

Il nostro paese è in recessione, lo è ormai diversi anni, direi decenni. La crisi economica che coinvolge l’Europa non ha fatto altro che accentuare segnali di una decadenza ormai conclamata.

Ci si chiesto più volte quali fossero elementi che facessero andare l’Italia più piano rispetto ai nostri vicini europei. Problemi strutturali, burocrazia, corruzione, sistema politico instabile.

Questi fattori però dipendono anche da noi, da ogni singolo individuo, cittadino di questo paese. Per anni il Bel Paese è stato oggetto di forti emigrazioni soprattutto dal sud verso il nord, o verso altri paesi europei o gli Stati Uniti. Fenomeni che hanno determinato il formarsi di grandissime comunità italiane un po’ in tutte le aree del mondo più industrializzate. Comunità laboriose e molto apprezzate.

Anche gli italiani rimasti però seppero rimboccarsi le maniche quando nel secondo dopoguerra ricostruirono un paese pesantemente distrutto, tanto da dar vita al periodo del famoso “boom”. Questo sviluppo accelerato dei nostri anni 60 si ritrova oggi in molti paesi emergenti quali l’India, il Brasile e la Cina. Ed è proprio in quest’ultimo che si sta vivendo un miracolo economico a noi ormai molto lontano.

Cosa significa vivere in un paese ancora comunista, votato al capitalismo, che sta uscendo da una povertà diffusa? Significa fare sacrifici da noi ormai dimenticati.

Leggo sull’ultimo numero de L’internazionale un articolo che parla degli “alveari di Pechino“. Il fatto che per via della concentrazione della popolazione sempre più nelle grandi aree urbane i prezzi degli appartamenti in affitto siano arrivati ai livelli di New York e di Sydney ma con delle retribuzioni nettamente più basse.
Appartamenti di pochi metri quadri sono stati divisi in modo da formare dei piccoli loculi di circa 3 metri ciascuno.

Nel nostro paese non sarebbe ipotizzabile per nessun lavoratore valutare tali condizioni di vita e non solo per la norme igieniche. Gli italiani non sono disposti a fare questo tipo di sacrifici. Non sono disposti a condividere i loro spazi, a fare una doccia in un bagno comune, a fare quello che facevano gli extracomunitari negli appartamenti messi da noi in affitto solo pochi anni fa.

Ma com’è possibile vivere queste condizioni? La risposta, che potrebbero darcela anche nostri nonni, e che in Cina così come in altri paesi del cosiddetto terzo mondo gli abitanti vivono una speranza. La condizione che questa fase è di passaggio ed è necessaria per ottenere un livello di vita molto più alto in un prossimo futuro. In pratica si tratta di un sacrificio volto ad un benessere ormai prossimo.

In Italia invece la sensazione che si ha ascoltando le notizie alla radio o la gente per strada è di procedere verso un baratro. Tutti si lamentano, tutti danno la colpa a qualcun altro.

Ebbene dobbiamo essere più fiduciosi. Perchè non viviamo in una stanza di 2 metri per due, anzi tutto sommato le nostre condizioni di partenza sono molto positive. Dobbiamo però rimboccarci le maniche, essere disposti a fare sacrifici, con l’obiettivo di costruire un futuro migliore per noi e per i nostri figli.

Vittorio Nascimbene